Il servizio idrico nell’area etnea è al centro di un acceso dibattito tra l’Assemblea territoriale idrica (ATI) di Catania e la SIE – Servizi Idrici Etnei. La tensione è salita alle stelle in vista dell’assemblea che dovrà pronunciarsi sulla proposta di risoluzione della convenzione con SIE, accusata di gravi inadempimenti.
Nei giorni scorsi, il Consiglio direttivo dell’ATI ha approvato una proposta di scioglimento del contratto, contestando alla società il mancato subentro in diverse gestioni e il rischio di perdita di finanziamenti pubblici. La SIE, però, non è rimasta in silenzio e ha risposto punto per punto alle accuse, ribaltando le responsabilità sull’Ente d’ambito.
Le accuse dell’ATI e la risposta di SIE
L’ATI ha mosso diverse critiche alla SIE, tra cui il mancato aggiornamento degli atti regolatori e il ritardo nei subentri nelle gestioni ancora affidate a soggetti come ACOSET, SIDRA, SOGIP e AMA. Secondo l’ATI, questi inadempimenti mettono a rischio la continuità del servizio e la possibilità di accedere a finanziamenti pubblici.
La SIE, tuttavia, ha definito infondate queste accuse, sostenendo che l’ATI non ha adempiuto ai propri obblighi. La società ha ricordato che l’ATI non ha approvato il Piano economico finanziario, il Programma degli interventi e lo sviluppo tariffario, tutti fermi al periodo precedente alla regolazione ARERA. Questi atti sono fondamentali per la gestione del servizio idrico integrato e la loro mancanza ha portato alla sospensione dei fondi del PNRR.
La SIE ha anche contestato l’accusa di mancato subentro nelle gestioni, spiegando che la convenzione prevede che il subentro possa avvenire solo dopo il pagamento dei valori di subentro, che l’ATI avrebbe dovuto approvare entro ma che ancora oggi non sono stati determinati.
Il contenzioso tra le parti
Il conflitto tra ATI e SIE non è nuovo. La società ha ricordato di aver ottenuto quattordici sentenze favorevoli passate in giudicato e di essere stata costretta a rivolgersi nuovamente al giudice amministrativo per ottenere la nomina di un commissario ad acta. Questo commissario dovrebbe provvedere ad approvare gli atti regolatori, i valori di subentro e a completare il trasferimento delle gestioni.
La SIE ha anche risposto alle accuse riguardanti la depurazione, sostenendo che già gestisce nove depuratori e che per gli altri è la stessa ATI ad avere previsto un percorso di regolarizzazione che richiede progetti, approvazioni tecnico-amministrative e coperture economiche.
Gli interventi realizzati dalla SIE
Nonostante le tensioni, la SIE ha ribadito il proprio impegno nel migliorare il servizio idrico nell’area etnea. La società ha ricordato di aver realizzato oltre 3.720 interventi manutentivi nell’ultimo anno e mezzo, costruito un nuovo pozzo, programmato la costruzione di altri quattro e installato più di cinquanta sistemi di telecontrollo tra serbatoi e pozzi.
La SIE ha anche criticato il metodo seguito dall’ATI nella predisposizione della proposta di risoluzione, definendolo frettoloso e basato su presunti dissensi tra soci di una società partecipante. La società ha concluso ribadendo la propria disponibilità al confronto istituzionale e la volontà di acquisire tutte le gestioni, realizzare gli investimenti e migliorare il servizio per gli utenti.



