Gli accertamenti sulla vicenda dell’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci hanno avuto un nuovo sviluppo dopo la perquisizione nell’abitazione di Valter Lavitola. Nella casa dell’imprenditore gli investigatori hanno posto sotto sequestro sette pagine di appunti e altri dispositivi: in particolare sono stati acquisiti tre cellulari e due pen drive. Il materiale sarà oggetto di esami tecnico-informatici per cercare tracce utili a chiarire ruoli e motivazioni.
L’obiettivo degli accertamenti è duplice: da un lato si punta a trovare eventuali comunicazioni o documenti che colleghino Lavitola a persone coinvolte nell’azione dinamitarda, dall’altro si vuole ricostruire la rete di contatti che potrebbe esserci stata nelle settimane successive ai fatti. Gli inquirenti hanno ricordato che, oltre ai dispositivi elettronici, anche i sette fogli manoscritti dovranno essere analizzati per comprendere se contengano riferimenti utili per definire il perimetro del movente.
Materiale sequestrato e prospettive investigative
Il sequestro comprende documenti cartacei e supporti digitali che saranno sottoposti a verifiche approfondite. Gli investigatori confidano che dalle memorie dei dispositivi possano emergere chat, conversazioni o file che aiutino a ricostruire la catena di contatti tra Lavitola e il suo stretto collaboratore Gomes Clesio Tavares nonché possibili collegamenti con la banda di avellinesi ritenuta responsabile dell’azione esplosiva avvenuta all’esterno della villetta a Pomezia dove il giornalista vive con la famiglia.
Il ruolo degli appunti e dei dispositivi
I sette fogli manoscritti vengono trattati come elementi potenzialmente significativi: possono contenere annotazioni, nomi o riferimenti che integrino il quadro investigativo. Allo stesso modo, i tre cellulari e le due pen drive potrebbero conservare conversazioni, foto o documenti che permettano di direzionare ulteriormente le indagini. L’auspicio degli inquirenti è che emergano elementi in grado di confermare o escludere contatti nelle settimane successive ai fatti e di precisare eventuali passaggi di consegne o mediazioni.
Dichiarazioni di Lavitola e ipotesi sul movente
Nel corso di dichiarazioni spontanee rese in sede di inchiesta, Valter Lavitola ha respinto le accuse e ha ribadito il rapporto personale con il giornalista. L’imprenditore ha sottolineato l’intensità della frequentazione reciproca, affermando: “Ci vediamo quasi tutti i giorni le nostre famiglie si frequentano” e sostenendo che la frequentazione avveniva anche tramite cene e momenti conviviali. In Procura ha inoltre dichiarato: “È un’amicizia così stretta che è incompatibile con qualsiasi tipo di movente“.
Parallelamente, parte dell’attività investigativa ha escluso al momento alcune piste inizialmente prese in considerazione. In particolare, appare al momento meno credibile l’ipotesi che il movente sia direttamente collegato alle inchieste giornalistiche della trasmissione Rai condotta da Ranucci. Le verifiche proseguono, con l’ascolto di testimoni e l’acquisizione di racconti per chiarire la natura del rapporto tra le due persone coinvolte.
Dichiarazioni pubbliche riferite a progetti politici
In alcune interviste rilasciate dall’indagato sono emersi riferimenti a possibili studi d’opinione o progetti che avrebbero visto il giornalista in un ruolo non strettamente giornalistico. Lavitola ha affermato che “Sono state fatte ricerche e non da me e Sigfrido, secondo cui farebbe guadagnare alla coalizione di centrosinistra molti punti” e ha citato l’esistenza di sondaggi che avrebbe ritenuto “di assoluta credibilità”. Queste affermazioni fanno parte del materiale che gli inquirenti stanno valutando per capire se siano collegabili a elementi concreti utili alle indagini.
Al momento non risulta ancora fissata una nuova audizione in Procura per il giornalista colpito dall’attentato; gli inquirenti, tuttavia, continuano a lavorare per mettere a fuoco eventuali riscontri oggettivi emersi dal materiale sequestrato, siano essi cartacei o digitali.
Richieste di chiarezza e reazioni istituzionali
La vicenda ha suscitato interventi anche sul piano politico-istituzionale. Membri della Commissione di vigilanza Rai esponenti di Fratelli d’Italia hanno sollevato preoccupazione per lo scenario che emerge dai giornali, parlando di possibili legami e condizionamenti tra il conduttore e soggetti esterni. Hanno chiesto che venga fatta immediata chiarezza, sottolineando che una trasmissione storica del servizio pubblico non può essere influenzata in modo significativo, se confermate certe ipotesi.
Gli approfondimenti tecnici sui tre cellulari, sulle due pen drive e sulle sette pagine proseguiranno nei prossimi giorni: è da questi esami che gli investigatori sperano di ottenere elementi concreti per delimitare il movente e verificare eventuali contatti tra i protagonisti anche nelle settimane successive ai fatti.



