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Tre minorenni feriti a Catania, arresti e video delle telecamere chiariscono la dinamica

Dall'11 giugno gli investigatori hanno ricostruito la sparatoria a San Giovanni Galermo: tre minorenni feriti, il recupero di 27 bossoli e l'arresto di un uomo sospettato di far parte del commando.

Tre minorenni feriti a Catania, arresti e video delle telecamere chiariscono la dinamica

La notte dell’11 giugnoin Piazza Beppe Montana nel quartiere San Giovanni Galermo di Cataniauna sparatoria ha lasciato sul selciato tre giovani feriti, tra cui un sedicenne e due diciassettenni. Le successive indagini di Polizia e Arma dei Carabinieri hanno unito ricostruzioni di campo, interventi sul posto e analisi dei sistemi di videosorveglianza, portando all’arresto di un sospettato e all’identificazione di altri coinvolti.

La scena dell’agguato e gli esiti immediati

All’arrivo delle pattuglie, in particolare delle Volanti della Questurail luogo mostrava tracce della violenza: sul selciato sono stati repertati 27 bossoli di diverso calibro. Nei dintorni di un campetto di calcio è stata rinvenuta una pistola con matricola abrasa, mentre vicino a un chiosco le forze dell’ordine hanno recuperato ulteriori bossoli. Contemporaneamente, il Policlinico ha comunicato la presenza di tre minorenni feriti da arma da fuoco, di cui uno in condizioni più gravi e trasportato d’urgenza all’Ospedale Cannizzaro dove è stato rilevato un serio danno alla terza vertebra lombare.

Intercettazione e arresto durante l’inseguimento

Mentre la scena veniva acquisita per gli accertamenti scientifici, una gazzella dell’Arma dei Carabinieri della Compagnia di Gravina ha intercettato tre scooter con le targhe coperte e sei persone a bordo, molte con il volto travisato. Dalla successiva fuga è nato un inseguimento: durante la corsa uno dei motociclisti ha lanciato a terra un oggetto poi recuperato, risultando essere una pistola semiautomatica rubata con un colpo in canna e altri 12 nel caricatore. Uno dei fuggitivi, già sottoposto agli arresti domiciliari, è stato bloccato dopo essere caduto dal mezzo e avere provato a darsi alla fuga a piedi; indossava un passamontagna e un rudimentale giubbotto antiproiettile costituito da due libri avvolti in un lenzuolo.

Immagini di videosorveglianza e quadro d’accusa

L’analisi dei filmati delle telecamere pubbliche e private ha consentito agli investigatori di ricostruire la sequenza dei fatti: si vede un gruppo di giovani in piazza che si allontana dopo l’arrivo di un uomo sceso da un’autovettura; in seguito arrivano scooter con persone travisate che aprono il fuoco ad altezza d’uomo verso il centro della piazza. Il materiale video, unito al confronto con l’abbigliamento dell’arrestato e alla compatibilità balistica tra bossoli e arma rinvenuta, ha fornito elementi utilizzati dalla Procura di Catania per formulare le contestazioni.

Accuse contestate e misure cautelari

Per l’uomo fermato la Procura ha contestato il reato di tentato omicidio plurimo aggravato dal metodo mafiosooltre a detenzione illegale di arma da fuoco, resistenza a pubblico ufficiale ed evasione, poiché risultava sottoposto agli arresti domiciliari e avrebbe manomesso il braccialetto elettronico per allontanarsi. Il Gip ha disposto un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Parallelamente, gli accertamenti hanno portato all’identificazione di un secondo giovane coinvolto nel conflitto a fuoco: anche quest’ultimo è stato riconosciuto dagli investigatori e si trova ora in cella, dopo essere stato medicato in ospedale per ferite da arma da fuoco.

Le autorità hanno inoltre indicato che la sparatoria sarebbe maturata nell’ambito di contrasti tra opposte fazioni del clan Cappello – Bonaccorsitensioni che in passato avevano già portato a scontri nello stesso contesto territoriale. Nel complesso, l’inchiesta ha combinato rilievi sulla scena, analisi balistica, intercettazioni video e attività sul territorio da parte di Polizia e Arma dei Carabinieri per delineare i ruoli e la dinamica dell’episodio.

Gli elementi raccolti — dai 27 bossoli rinvenuti in piazza al sequestro dell’arma durante l’inseguimento — costituiscono la base dell’azione giudiziaria in corso, mentre gli accertamenti proseguono per chiarire compiutamente responsabilità e moventi. Le indagini mantengono ora il focus sulle persone coinvolte e sui rapporti all’interno del sodalizio mafioso citato dalla Procura.

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