Il quartiere Zen di Palermo è tornato sotto i riflettori per l’ennesimo episodio di violenza. Gianluigi Savoca, 40 anni, si è presentato al pronto soccorso di Villa Sofia con un proiettile conficcato nella nuca. Le indagini della squadra mobile si concentrano su una storia passionale, con il sospetto che l’autore del gesto possa essere un parente accecato dalla vendetta.
Questo episodio non è che l’ultimo di una lunga serie che caratterizza la vita in questo quartiere. La violenza allo Zen ha radici profonde e una storia lunga, fatta di affari criminali e questioni personali risolte con le armi.
Laboratori clandestini e faide sanguinose
Allo Zen operano laboratori clandestini dove vengono modificate armi che poi finiscono nelle mani di criminali. Un esempio emblematico è la caccia al ras della droga Khemais Lausgi, inseguito a pistole spianate nel 2016. La faida tra le famiglie Maranzano e Colombo per il controllo del territorio e dello spaccio di droga nel 2021 è un altro capitolo di questa storia di violenza.
Non sempre gli assassini centrano il bersaglio. A volte i colpi vanno a vuoto, altre volte lasciano cadaveri sull’asfalto. È il caso di Franco Mazzè, assassinato nel 2015 in via Gino Zappa, o del macellaio Felice Orlando, raggiunto da sette colpi di pistola nel 2009. In quest’ultimo caso, l’omicidio era legato a questioni mafiose, con i boss Lo Piccolo che eliminavano una persona considerata dannosa.
Giustizia fai da te e vendette personali
Anche questioni apparentemente banali possono degenerare in violenza. Gaetano Giampino, nel 2019, fu offeso da Salvatore Maranzano davanti a un negozio di detersivi. Andò in macchina, prese la pistola e fece fuoco. Un esempio di come la giustizia fai da te sia radicata in questo quartiere.
La spirale di violenza non si ferma. A Ferragosto dello scorso anno, Vito Genovese fu ucciso probabilmente perché aveva sorpreso dei ladri nel suo garage. Il 27 agosto successivo, colpi di pistola furono esplosi contro la porta di casa di Pietro Rappa, ai domiciliari in via Rocky Marciano per reati contro il patrimonio. E ora l’ennesimo episodio con Gianluigi Savoca.
I nuovi mercenari della violenza
Dallo Zen provengono la stragrande maggioranza dei picciotti assoldati dal boss emergente Salvatore Verga. In cambio di poche centinaia di euro, questi giovani bruciano attività commerciali e sparano raffiche di kalashnikov. Sono i nuovi mercenari della violenza e del pizzo.
Questo quartiere è anche il punto di partenza dei responsabili della strage di Monreale, dove tre giovani persero la vita l’anno scorso. E come non ricordare il ventenne Paolo Taormina, ucciso ad ottobre 2025 da Gaetano Maranzano per un rimprovero e uno sguardo di troppo.
Un altro Zen è possibile
Esiste un altro Zen, abitato da persone per bene, che cercano di resistere e di far emergere un mondo diverso. Il parroco Giovanni Giannalia, insieme ad associazioni e volontari, tenta di spiegare che un altro mondo è possibile. Ma la strada è in salita, schiacciata com’è da una cappa di degrado e dalla costante minaccia della violenza.
La pistola è sempre pronta a fare fuoco, come quella usata per sparare contro il portone della chiesa dove il parroco e i volontari cercano di portare un messaggio di speranza. La sfida è grande, ma la determinazione di chi crede in un cambiamento è altrettanto forte.



