La vicenda giudiziaria legata alla strage di Viareggio ha raggiunto una tappa definitiva dopo 17 anni. La Corte di Cassazione ha confermato le pene stabilite nel processo d’appello ter, rendendo così definitive le condanne relative all’incidente ferroviario del 29 giugno 2009 in cui perse la vita un numero consistente di persone e numerosi altri rimasero feriti.
Al centro della decisione ci sono le responsabilità penali attribuite a figure apicali e a tecnici coinvolti nella gestione, nel controllo e nella manutenzione del convoglio merci che trasportava GPL. Le conferme delle pene hanno prodotto reazioni opposte tra i familiari delle vittime, che hanno visto riconosciute colpe e responsabilità, e le difese, che hanno sottolineato come il risultato sia ingiusto e opposto alla loro interpretazione degli atti.
Le condanne confermate e i principali imputati
Tra le sentenze divenute definitive figura la condanna a cinque anni per Mauro Moretti già amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e di Rete Ferroviaria Italiana. Per Moretti l’accusa include il reato di disastro ferroviario colposo e, in aggiunta, la contestazione dell’incendio. Data l’età dell’imputato, 72 anni è verosimile che la difesa presenti una richiesta di misure alternative come gli arresti domiciliari.
Per Michele Mario Elia ex amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana, la Corte ha confermato la pena di 4 anni, 2 mesi e 20 giorni. Altri condannati includono figure tecniche e dirigenti coinvolti nella manutenzione e nella gestione dei carri cisterna: tra questi, Mario Paolo Pizzadini e Daniele Gobbi Frattini entrambi condannati a 2 anni, 10 mesi e 20 giorni e Mario Castaldo condannato a 4 anni. In generale, per gli altri imputati sono state confermate pene comprese tra i due e i sei anni.
Contesto della responsabilità penale
Le condanne riguardano persone ritenute responsabili, a vario titolo, per il deragliamento del treno merci e per le conseguenze drammatiche dell’incendio causato dall’uscita di GPL da un carro cisterna. Il convoglio, composto da un locomotore e da 14 carri cisterna deragliò a circa 400 metri dalle banchine della stazione, determinando la fuoriuscita del gas e un’esplosione che interessò edifici vicini. Tra le vittime vi furono due persone, Angela Monelli e Italo Ferrari decedute per infarto connesso allo spavento dell’esplosione, mentre altre persone morirono per ustioni o in seguito alle lesioni riportate.
Iter processuale e motivazioni delle Corti
Il procedimento ha attraversato più gradi di giudizio e la Cassazione, accogliendo la richiesta della Procura Generale, ha rigettato i ricorsi presentati puntando alla conferma integrale delle misure decise in appello ter. Nel maggio 2026 la Corte d’appello di Firenze aveva già ribadito le condanne e motivato la quantificazione delle pene riconoscendo una riduzione di un nono rispetto alla pena base per tenere conto dell’attenuante del risarcimento alle vittime e ai loro familiari, pur mantenendo sanzioni adeguate alla gravità dei fatti.
Nel corso degli anni processuali alcune pene erano state ricalibrate e alcuni reati sono andati in prescrizione, ma la decisione della Cassazione ha ora reso definitive le condanne confermate nell’ultimo giudizio d’appello. La valutazione della gravità dei fatti e la proporzione delle pene sono state richiamate come elementi chiave nella motivazione delle Corti.
Reazioni delle parti coinvolte
La conferma delle condanne ha suscitato sia sollievo tra i familiari delle vittime, che hanno visto accertate responsabilità ritenute decisive nella genesi della tragedia, sia dure prese di posizione da parte delle difese. L’avvocata Ambra Giovene legale di Mauro Moretti, ha dichiarato: “Sono profondamente indignata dall’esito del processo perchè profondamente ingiusto” e ha aggiunto che “è un risultato ingiusto per le persone che vengono travolte da questo risultato“. La legale ha infine osservato: “ma non c’è niente da festeggiare nè per noi nè per loro“, sottolineando il dolore condiviso dalla vicenda.
La sentenza definitiva chiude un lungo capitolo processuale iniziato dopo l’esplosione che colpì la città di Viareggio, lasciando sul tappeto questioni ancora sensibili per la comunità e per chi ha perso i propri cari.



