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Camera dei Deputati approva all’unanimità la pdl su Liberi di scegliere

Il progetto «Liberi di scegliere» di Roberto Di Bella, partito dal Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria nel 2012, ha ottenuto il voto unanime della Camera dei Deputati e si avvia verso la trasformazione in legge nazionale; la legge siciliana n. 24 del 5 giugno 2026 e il contributo di enti regionali hanno accompagnato il percorso, con il coinvolgimento di associazioni come Libera.

Camera dei Deputati approva all’unanimità la pdl su Liberi di scegliere

Il progetto Liberi di scegliere pensato dal giudice messinese Roberto Di Bella ha compiuto un passo rilevante: l’Aula della Camera dei Deputati ha votato all’unanimità la proposta di legge che mira a tutelare minorenni e adulti coinvolti in contesti di criminalità organizzata. Questa iniziativa legislativa punta a offrire percorsi alternativi ai giovani nati in famiglie legate alla mafia e a sostenere donne e genitori che scelgono di allontanarsi da ambienti criminali, introducendo misure di protezione e interventi coordinati tra istituzioni.

Le radici del progetto al Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria

Il cammino di Liberi di scegliere nasce al Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria dove Roberto Di Bella ha maturato l’osservazione che la devianza organizzata spesso si trasmette di generazione in generazione. L’esperienza professionale del giudice, che in 25 anni ha trattato casi legati agli stessi reati prima per i padri e poi per i figli, ha portato alla convinzione che la mafia non sia una scelta volontaria ma una catena ereditaria da spezzare. Da quell’osservazione iniziale del 2012 si è sviluppato un orientamento giurisprudenziale, poi trasformato in protocolli e iniziative legislative a livello regionale e nazionale.

Percorso giudiziario e culturale

Nel corso degli anni il percorso si è caratterizzato non solo come proposta normativa, ma anche come un lavoro di ascolto e di ricostruzione del tessuto sociale. La tutela dei minori è stata declinata come intervento educativo e sociale, non soltanto come misura di allontanamento forzato: l’intento è creare spazi e opportunità differenti per chi nasce in ambienti mafiosi, offrendo alternative formative e di inclusione rispetto alla cultura della criminalità.

Sostegno regionale e coinvolgimento di stakeholder

Due regioni, Calabria e Sicilia hanno salutato con favore questo sviluppo legislativo, contribuendo a creare un modello condiviso di intervento. In particolare, la legge siciliana n. 24 del 5 giugno 2026 ha fatto propri i principi del progetto, introducendo una cabina di regia che mette in rete Regione, scuola, magistratura, servizi sociali, Asp, prefetture, università e comuni per coordinare gli interventi a favore dei minori e delle famiglie che vogliono uscire dalla criminalità.

Ruolo delle associazioni e del territorio

Il percorso di costruzione della normativa ha visto lo svolgimento di numerose audizioni con esperti, magistrati e associazioni, tra cui Libera a testimonianza dell’ampio coinvolgimento della società civile. Anche realtà editoriali e presidenti di enti locali hanno contribuito al dibattito territoriale; tra questi è stato evidenziato il sostegno offerto da figure impegnate nel panorama regionale, che hanno aiutato a diffondere i valori del riscatto giovanile nelle comunità interessate.

Alla notizia del voto parlamentare, Roberto Di Bella ha commentato con emozione: «Sono molto contento ed emozionato. Quando tutto è iniziato, nel lontano anno 2012 mai avrei immaginato che da quei primi provvedimenti si sarebbe sviluppato un orientamento giurisprudenziale, poi un protocollo governativo, due leggi regionali e ora una concreta prospettiva di legge nazionale. L’approvazione rappresenta un momento di grande valore», sottolineando come l’iniziativa sia anzitutto un percorso umano e culturale nato dall’ascolto della sofferenza di bambini, ragazzi e donne che chiedevano la possibilità di una vita diversa.

Il provvedimento approvato alla Camera proseguirà ora il suo iter parlamentare verso il Senato: l’obiettivo dichiarato è trasformare in norma nazionale un modello che ha già trovato applicazione pratica in alcune realtà regionali, rendendo strutturale il coordinamento tra istituzioni e operatori per la protezione di chi nasce in contesti mafiosi.

La questione rimane al centro del dibattito pubblico per il suo impatto sociale e per la capacità di coniugare giustizia, tutela dei minori e politiche di inclusione; il passaggio parlamentare rappresenta una tappa cruciale in un percorso avviato al livello locale e ora proiettato su scala nazionale.

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