Salvatore Borsellino, a 84 anni, non si arrende. Nonostante l’età e i problemi di salute, continua la sua battaglia per la verità sulla strage di via D’Amelio dove 34 anni fa perse la vita suo fratello, il giudice Paolo Borsellino, insieme agli agenti della scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Cosina e Claudio Traina. La strage avvenne solo 57 giorni dopo quella di Capaci, che costò la vita a Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e ai tre agenti di scorta.
“A 34 anni di distanza non abbiamo ancora ottenuto giustizia e verità”, afferma Salvatore Borsellino. “Anzi, nelle giornate delle commemorazioni vengono fuori tante cose non proprio piacevoli. Ho cercato di leggere e ascoltare il meno possibile sulla recente visita di Meloni a Palermo. Le persone alla corte del presidente del consiglio per trarne favori e finanziamenti, non rispecchiano il mio modo di vivere.”
L’Agenda Rossa e il Depistaggio Istituzionale
Salvatore Borsellino ha querelato Mario Mori per aver affermato che l’agenda rossa del fratello, scomparsa dopo l’attentato, si dovrebbe cercare negli uffici o nell’abitazione dell’ex generale dei carabinieri. “Ne sono contento”, osserva Borsellino, “perché finalmente davanti a un giudice si potrà tornare a parlare di quella agenda rossa sottratta dall’auto di Paolo, non da mani mafiose ma da una persona che vestiva una divisa dello Stato.”
Secondo Borsellino, la commissione nazionale Antimafia sta portando avanti un vero e proprio depistaggio istituzionale“Voler separare la strage di via D’Amelio dalle altre stragi, e non parlo solo di Capaci ma anche di via dei Georgofili e di via Palestro come se fossero slegate e volerne addebitare la causa a un fantomatico dossier su mafia e appalti, è sbagliato oltre che assurdo.”
Le Manifestazioni e le Critiche alle Istituzioni
Il 19 luglio, alle manifestazioni organizzate in via D’Amelio, “come ogni anno chiunque è ben accetto”, afferma Borsellino. “La strada è aperta a tutti ma tranne ai rappresentanti politici e delle istituzioni.” In questi giorni di ricordo, il pensiero va anche al momento storico che sta attraversando la città di Palermo. “Meloni vuole portare l’esercito in città per gestire l’ordine pubblico, io però ritengo che sarebbe necessaria la prevenzione piuttosto che la repressione.”
Borsellino critica anche la situazione attuale a Palermo: “Una cospicua quantità di ergastolani, che non ha mai collaborato con la giustizia, è tornata in libertà a gestire i clan mafiosi. E in questa situazione, si cerca di togliere le armi ai magistrati, si cerca di alterare lo spirito della nostra Costituzione, di cui uno dei principi fondamentali è l’indipendenza dei poteri e l’indipendenza della magistratura.”
La Memoria e il Riscatto della Sicilia
Il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha ricordato la strage di via D’Amelio come una delle pagine più oscure della nostra storia repubblicana. “Fare piena luce è un dovere morale dello Stato. Lo dobbiamo non soltanto ai familiari delle vittime, ma anche a tutti i siciliani onesti che dopo tanti anni chiedono ancora di conoscere la verità.”
Il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, ha sottolineato l’importanza del sacrificio di Paolo Borsellino e delle altre vittime delle stragi. “Le parole pronunciate oggi dal presidente della Corte d’Appello Antonio Balsamo ci consegnano un messaggio di straordinaria attualità: il sacrificio di Paolo Borsellino e di tutte le vittime delle stragi non appartiene soltanto alla memoria, ma continua a rappresentare un richiamo concreto a rilanciare, ogni giorno, l’impegno di tutti gli onesti.”
Lagalla ha anche ringraziato la magistratura palermitana e le forze dell’ordine per il loro lavoro nel contrasto a Cosa nostra. “Palermo deve continuare a essere la città che sostiene chi denuncia e chi lavora onestamente. Ai commercianti e agli imprenditori che subiscono minacce voglio ribadire che non saranno mai lasciati soli. La battaglia per la legalità si vince soltanto rafforzando il legame tra cittadini e istituzioni.”



