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Martorana a Cefalù: i maestri di Duomo 1952 rievocano il ricordo dei Morti

La frutta martorana di Cefalù rivive al Duomo 1952 grazie al maestro Serio

Martorana a Cefalù: i maestri di Duomo 1952 rievocano il ricordo dei Morti

Nei giorni che precedono il 2 novembre le vetrine di Cefalù si riempiono di colorati frutti di pasta reale. Non sono frutti coltivati, ma frutta martorana, dolci a base di mandorle e zucchero che da secoli accompagnano la Festa dei Morti nella tradizione siciliana. Nel cuore della piazza Duomo, il negozio Duomo 1952 allestisce una piccola esposizione che trasforma la semplice pasticceria in un vero museo di memoria gastronomica.

Questa usanza, più che un semplice regalo, rappresenta il legame intergenerazionale con i defunti. La mattina del 2 novembre i bambini trovano nella cesta dei regali “portati dai morti”: giocattoli, frutta secca, ossa di morto e, al centro, i lucenti frutti di pasta reale. Il gesto dolce diventa così un simbolo di ricordo familiare, trasmettendo la storia dei propri avi attraverso il sapore.

Le radici monastiche: il 1194 e la nascita della frutta martorana

Il punto di partenza della frutta martorana risale al 1194, quando la nobildonna Eloisa Martorana fondò a Palermo un monastero benedettino accanto alla chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, comunemente detta la Martorana. Secondo la leggenda, le monache si trovarono a dover accogliere un importante visitatore in autunno, quando il giardino era ormai spoglio. Per non deludere l’ospite, crearono artificiali frutti di farina di mandorle e zucchero, li dipinsero con minuzia e li appesero sui rami.

Le versioni del racconto variano: in alcuni resoconti si parla di un arcivescovo, in altri di un sovrano in visita. Qualunque sia il protagonista, il risultato è stato lo stesso: la nascita di una tradizione che trasformò un gesto di ospitalità in un dolce simbolico, capace di superare i confini del chiostro per entrare nella cultura popolare.

Da Palermo alle pasticcerie di tutta la Sicilia: un percorso senza tempo

Le monache continuarono a produrre questi frutti per secoli, facendo diffondere la ricetta nei monasteri di Palermo. Con il tempo, la preparazione uscì dai chiostri e approdò nelle botteghe dei maestri pasticceri, diventando un prodotto riconosciuto come agroalimentare tradizionale siciliano. Gli ingredienti fondamentali – mandorle, zucchero e tanta pazienza – sono rimasti inalterati, mentre la sfida artigianale si spostò sulla modellazione e sulla pittura.

Il vero colpo di maestria non è l’impasto, ma la capacità di dare forma a ogni frutto e di dipingerlo con colori alimentari per imitare al meglio la natura. Le sfumature, le macchie e i piccoli dettagli rendono ogni pezzo unico, creando una vera opera d’arte commestibile che ricorda il vero frutto senza mai sostituirlo.

Duomo 1952 e il progetto “I sapori della memoria”

Nel periodo che va dalla fine di ottobre ai primi giorni di novembre, il laboratorio di Duomo 1952, gestito dalla famiglia Serio, avvia il progetto “I sapori della memoria”. Il maestro pasticciere Vincenzo Serio, discendente da generazioni di artigiani, modella a mano ogni singolo frutto di pasta di mandorle, dipingendolo con la stessa cura delle monache del XII secolo. Nessun frutto è identico a un altro, proprio come avviene in natura, e l’obiettivo è preservare sia il gusto autentico sia la meraviglia estetica che il dolce suscita da quasi otto secoli.

Chi si avvicina alla vetrina di Piazza Duomo può acquistare questi frutti per portarli sulla tavola di casa o come regalo simbolico. L’atto di ricevere o offrire la frutta martorana diventa così una partecipazione consapevole a un rito di memoria, un modo dolce per onorare gli antenati e mantenere viva una tradizione che lega Palermo, Cefalù e l’intera Sicilia.

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