La Sicilia sta affrontando una crisi climatica senza precedenti. Mentre molti credono che l’isola si stia tropicalizzando, la realtà è ben diversa. Secondo Tommaso La Mantia, docente di Scienze forestali all’Università di Palermo, la Sicilia si sta desertificando. Questo fenomeno, spesso sottovalutato, rappresenta una minaccia concreta per l’ambiente e l’economia locale.
Durante l’incontro culturale ‘Alberi, vino e filosofi’ tenutosi alla Favazza Etna Winery, La Mantia ha spiegato che la desertificazione è un processo che porta a una progressiva diminuzione delle precipitazioni e un aumento delle temperature. A differenza dei tropici, dove piove abbondantemente, la Sicilia sta vivendo un calo delle piogge e un aumento delle temperature, con conseguenze disastrose per la flora locale.
Gli alberi come vittime e soluzione
Gli alberi sono tra le prime vittime del cambiamento climatico. La Mantia ha mostrato l’immagine di una betulla dell’Etna attaccata da un fungo reso più virulento dai cambiamenti climatici. Gli alberi, che hanno impiegato centinaia di migliaia di anni per adattarsi a certi regimi pluviometrici, non riescono a sopravvivere a periodi prolungati di siccità, nonostante eventuali piogge occasionali.
Per contrastare questo fenomeno, La Mantia sottolinea l’importanza di piantare il maggior numero possibile di alberi. Inoltre, è fondamentale gestire i boschi esistenti per migliorare la loro capacità di assorbire l’anidride carbonica, aumentando questa possibilità del 30%. L’uso del legno, se sostenibile, può essere una soluzione efficace. Un tavolo di legno, ad esempio, è anidride carbonica immobilizzata per il suo ciclo di vita, mentre materiali come la plastica o il ferro richiedono energia per essere prodotti.
Il rapporto tra popolazione urbana e alberi
Tiziano Fratus, cercatore di alberi secolari e noto come il ‘filosofo degli alberi’, ha fornito alcune stime sul rapporto tra popolazione urbana e alberi nelle principali città italiane. A Milano, con una popolazione di 1.350.000 abitanti, ci sono 520.000 alberi, con un rapporto di 2,59 alberi per abitante. A Torino, con 855.000 abitanti, il rapporto è di 5,3 alberi per abitante, mentre a Roma, con 2.752.000 abitanti, il rapporto varia tra 8,7 e 2,75 a seconda delle stime. Palermo, con una popolazione di 625.000 persone, ha solo 31.000 alberi, con un rapporto di 20,1.
Fratus ha sottolineato che gli alberi nelle città sono spesso accolti con fiducia, ma gli spazi a loro disposizione sono ridotti. Inoltre, almeno il 50% degli alberi piantati muore nel primo anno a causa di una gestione non ottimale. Questo solleva la domanda: vogliamo continuare a uccidere milioni di alberi per averne forse un milione in più tra vent’anni?
Le sfide e le soluzioni
La Mantia ha spiegato che oggi è diventato molto difficile far crescere un albero. Nei monti di Palermo, cinque campi sperimentali hanno mostrato che le piante devono essere irrigate come ortaggi, ogni settimana, per sopravvivere. Tuttavia, questa non è una ragione valida per fermarsi. È necessario sforzarsi di pensare anche alle specie da piantare, considerando piante non autoctone ma non invasive, selezionate naturalmente in condizioni simili a quelle attuali. Il fico d’india, ad esempio, ha un ruolo straordinario nell’agevolare l’insediamento delle querce, migliorando le condizioni microclimatiche e fornendo protezione dagli erbivori.
L’incontro ‘Alberi, vino e filosofia’ ha visto la partecipazione di Tiziano Fratus, Tommaso La Mantia e Turi Caggegi, moderatore dell’appuntamento. Fratus, noto come ‘homo radix’, ha condotto un discorso ‘fastosamente bisbigliato da questi signori del tempo’, gli alberi, attingendo a un vasto ‘silvario’, un neologismo coniato per alludere alle raccolte poetiche ambientate nei boschi.
L’attesa, la quiete, la penitenza, il dubbio, la mutevolezza, il candore, la speranza, il respiro, la resistenza, la sacralità, il ricordo e la cura sono ‘scintille’ che accendono il ‘paesaggio interiore’ di Tiziano Fratus. Cardine dell’intervento è stato l’ascolto, una grammatica che attende solo di essere ascoltata, una lingua che abbiamo dimenticato allontanandoci dal cuore selvatico della nostra immaginazione.



