Nel cuore del quartiere Zen di Palermo, un nuovo episodio di intimidazione ha colpito il bar Chéri. Le fiamme hanno danneggiato i condizionatori esterni del locale, ma grazie all’intervento tempestivo dei Vigili del Fuoco il danno è stato circoscritto. Le indagini sono ancora in corso, ma le prime ipotesi puntano verso un nuovo atto di racket.
Un contesto di intimidazioni ripetute
Questo episodio non è isolato. Solo una settimana fa, davanti all’ingresso del bar, erano state trovate due bottiglie. Una conteneva un liquido infiammabile con un biglietto che recitava “5.000 euro”, l’altra, piena di petardi, era esplosa all’interno della veranda. Fortunatamente, il materiale ignifugo ha impedito che le fiamme si propagassero.
Le forze dell’ordine, in particolare il commissariato San Lorenzo e la squadra mobile stanno lavorando senza sosta per ricostruire la dinamica degli eventi e identificare i responsabili. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza sono state acquisite e stanno essendo analizzate.
Un fenomeno più ampio: il racket allo Zen
Questo episodio si inserisce in un contesto più ampio di intimidazioni e estorsioni che stanno colpendo il quartiere Zen e i dintorni, da Tommaso Natale fino a Capaci e Isola delle Femmine. Solo l’11 giugno scorso, la Procura della Repubblica ha arrestato otto persone, ma gli atti intimidatori non si sono fermati.
Oltre al bar Chéri, la settimana scorsa erano finiti nel mirino un barbiere e una parruccheria sempre nello Zen. Questi episodi sembrano essere legati a un più ampio fenomeno di estorsione che sta interessando il territorio.
Il tariffario dei picciotti dello Zen
Secondo le indagini, i picciotti del quartiere Zen operano con un vero e proprio tariffario. Da poche centinaia di euro per i “lavoretti” piccoli, a qualche migliaio per le cose più serie e pericolose. I vecchi boss del mandamento di San Lorenzo sfruttano i giovani del quartiere, offrendo loro soldi, vestiti nuovi, gioielli e persino auto per convincerli a unirsi alle loro attività illecite.
Questi giovani, alcuni già noti alle forze dell’ordine, non fanno mistero delle loro attività. Sui social, pubblicano video e reel che inneggiano ai vecchi boss di Cosa Nostra con frasi come “Non ho paura della galera ma della povertà”.
Un quartiere abituato alla violenza
Gli abitanti del quartiere Zen sembrano quasi abituati a questi episodi di violenza. Nonostante gli arresti effettuati dalla squadra mobile, le intimidazioni continuano. Questo potrebbe essere un segno che i picciotti non suscitano più la stessa paura di un tempo.
Tuttavia, sottovalutare questi giovani può essere pericoloso. Sono pronti a tutto, e le loro azioni possono avere conseguenze gravi per la comunità. Le forze dell’ordine continuano a monitorare la situazione, ma il fenomeno sembra essere radicato e difficile da debellare.



