Il 29 agosto 1991, in via Alfieri a Palermo, un gesto di coraggio cambiò per sempre la storia della città. Libero Grassi, imprenditore e proprietario dell’azienda tessile Sigma, fu ucciso da Cosa nostra per la sua ribellione alle estorsioni. La sua morte, però, non spense la sua lotta, ma la accese in migliaia di cittadini, dando vita a una nuova stagione di contrasto alla mafia.
Quest’anno, a 35 anni da quel tragico evento, Palermo ha ricordato Libero Grassi con una cerimonia commovente nel luogo dell’eccidio. Tra i presenti, l’assessore comunale alla Rigenerazione urbana Maurizio Carta, l’assessore regionale alla Famiglia Nuccia Albano, il presidente della commissione antimafia all’Ars Antonello Cracolici, il prefetto di Palermo Massimo Mariani, il presidente della Corte d’Appello del tribunale di Palermo Antonio Balsamo e l’ex presidente del Senato Pietro Grasso, insieme ai figli di Grassi e ai rappresentanti delle Forze dell’Ordine.
Un simbolo di resistenza e coraggio
La mattina del 29 agosto 1991, Libero Grassi fu raggiunto da quattro colpi di pistola poco dopo essere uscito di casa. A sparare fu Salvino Madonia, killer di Cosa nostra poi condannato all’ergastolo. La ribellione e la conseguente denuncia del proprietario di Sigma, pagate con la vita, furono decisive per convincere tanti imprenditori a denunciare i tentativi di estorsione, dicendo basta al giogo del pizzo.
Dopo l’affissione del manifesto commemorativo, i figli di Grassi e il nipote Alfredo Chiodi hanno spruzzato della vernice rossa nel punto in cui il padre venne colpito, come simbolo del sangue versato. Sopra la macchia sono state deposte una serie di piantine per rendere omaggio alla sua figura.
Le sfide attuali nella lotta al racket
Al centro delle riflessioni dei familiari c’è inevitabilmente il susseguirsi di episodi intimidatori che hanno colpito la città negli ultimi mesi. Davide Grassi, figlio di Libero, ha sottolineato come la città sia sicuramente più violenta anche se non necessariamente più mafiosa. Alla mia età inizio a pormi il problema se riuscirò a vedere Palermo un pò migliore ha dichiarato.
Alice Grassi, figlia di Libero, ha parlato di una situazione molto pesante soprattutto nella zona tra San Lorenzo e Sferracavallo, dove stanno iniziando le denunce. È ovvio che sono sempre poche rispetto al fenomeno ha aggiunto, sottolineando l’importanza del supporto delle associazioni anti racket.
La preoccupazione per la coscienza sociale
Davide Grassi ha espresso preoccupazione per la coscienza sociale della città. Mi preoccupa la coscienza sociale ha detto, citando esempi come la gestione delle tubature dell’acqua allo Zen, un problema noto da trent’anni. Mia madre, facendo volontariato lì trent’anni fa, già lo sapeva.
Il parco Libero Grassi: un progetto in stand-by
L’anniversario di via Alfieri è anche un’occasione per fare il punto sullo stato di avanzamento dei lavori al parco Libero Grassi. Alice Grassi ha spiegato che i lavori sono in stand-by a causa della necessità di ulteriori bonifiche, resa più complessa dal ciclone Harry che ha eroso una parte della costa. Si spera che entro settembre possano riprendere i lavori di bonifica ha aggiunto.
L’assessore Maurizio Carta ha evidenziato come il parco stia già avendo vita, con i lavori di bonifica in corso. Ritengo che l’apertura della prima porzione, quella attorno al teatro, possano essere conclusi entro un anno ha dichiarato, esprimendo fiducia nella realizzazione del progetto.
L’importanza dell’esempio di Libero Grassi
L’assessore Carta ha sottolineato quanto sia stato importante per la città l’esempio del proprietario di Sigma. Essere qui è un dolore, un’emozione e una grande responsabilità di partecipazione civile di tutta la città ha detto, ricordando il dolore che la città ha attraversato e l’importanza di tenere alta la guardia contro la mafia.
Pietro Grasso ha ricordato come questi 35 anni non siano trascorsi invano, ma ha anche sottolineato la necessità di continuare a lottare con attenzione e impegno. La mafia è un male che non si riesce a estirpare da questa città ha dichiarato, invitando a rimanere uniti tra istituzioni, associazioni e cittadini.
I progressi nella lotta al racket
Il presidente di Addiopizzo Raffaele Genova ha parlato dei progressi nella lotta al racket dal 1991 ai giorni nostri. E’ stato un anno molto intenso e difficile, però grazie allo Stato e alla scelta di alcuni commercianti siamo riusciti ad andare avanti ha detto, esprimendo ottimismo per il futuro.
Oggi, rispetto al passato, gli imprenditori ricevono risposte totalmente diverse dai cittadini e dallo Stato. La Palermo del 2026 non è la stessa del 1991 ha concluso Genova, sottolineando l’importanza di continuare a denunciare e a lottare contro il racket.



