Un duro colpo alla criminalità organizzata nel palermitano. Le condanne per i membri del mandamento di Misilmeri e Belmonte Mezzagno sono arrivate dopo l’operazione Eleutheria condotta dai carabinieri del Norm di Misilmeri a maggio del 2026. Le pene comminate dal giudice Lorenzo Chiaramonte chiudono un capitolo importante nell’attività investigativa contro la mafia.
Le indagini avevano portato alla luce un’ampia rete di estorsioni e violenza privata ai danni di imprenditori e commercianti locali. L’organizzazione criminale avrebbe utilizzato anche armi da fuoco per imporre il proprio controllo sul territorio.
Le condanne per associazione mafiosa ed estorsione
Il giudice Lorenzo Chiaramonte ha inflitto pene severe ai principali imputati. Melchiorre Badagliacco noto anche come Antonino, è stato condannato a 11 anni e 10 mesi di reclusione. Salvatore Baiamonte già in carcere dopo l’operazione Fenice ha ricevuto una condanna di sei anni e 5 mesi. Entrambi sono stati riconosciuti colpevoli di associazione mafiosa ed estorsione.
Le parti civili, Solidaria Onlus e Associazione Sos Sicilia hanno ottenuto un risarcimento per i danni subiti. Le indagini hanno dimostrato come l’organizzazione criminale avesse un forte impatto negativo sulla comunità locale, condizionando le attività economiche e imponendo la propria egemonia attraverso la violenza.
Favoreggiamento e ruolo degli intermediari
Francesco Terranova è stato condannato a due anni e otto mesi per favoreggiamento a Cosimo Sciarabba capo del mandamento di Misilmeri/Belmonte, già in carcere dopo l’operazione Fenice. Un altro imputato, Giuseppe Carmicino aveva patteggiato un anno e 10 mesi per favoreggiamento personale.
Secondo le accuse, Carmicino avrebbe ricoperto il ruolo di intermediario consentendo a Badagliacco di impartire direttive e fissare appuntamenti riservati per eludere le investigazioni dei carabinieri. Questo meccanismo avrebbe permesso all’organizzazione di mantenere il controllo sulle attività criminali nonostante le indagini in corso.
Le attività criminali del mandamento
Le indagini dei carabinieri hanno fatto luce su numerosi tentativi di estorsione ai danni di imprenditori locali. Gli imputati si sarebbero resi protagonisti anche di atti di violenza privata e concorrenza sleale nei confronti di un venditore ambulante, al fine di condizionarne l’attività economica e affermare la propria egemonia criminale sul territorio.
L’organizzazione mafiosa avrebbe avuto la disponibilità di armi da fuoco utilizzate per imporre e affermare il proprio controllo criminale nell’area di riferimento. Questi strumenti sarebbero stati impiegati anche per perpetrare reati contro la persona, consolidando ulteriormente il potere del mandamento.



