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Riapre la scalunata di Ballarò trasformata da giovani migranti e comunità locale

Il progetto Lgnet3 Palermo ha coinvolto giovani ospiti dei Sai e residenti in un laboratorio di autocostruzione e piantumazione che, il 28 maggio 2026, ha inaugurato la nuova versione della 'scalunata' di Ballarò, restituendo bellezza e senso di appartenenza al quartiere.

HERO · Palermo

La scalunata di vicolo della Pietà, nel cuore di Ballarò, ha cambiato volto grazie a un intervento collettivo che unisce rigenerazione urbana e inclusione sociale. Il 28 maggio 2026 si è svolta l’inaugurazione della nuova area, frutto del lavoro di giovani migranti ospiti nei SAI e di coetanei locali, insieme a una rete di organizzazioni del territorio. L’azione non si è limitata a un semplice abbellimento: l’obiettivo è stato creare un senso di appartenenza e responsabilità, trasformando uno spazio segnato dal degrado in un luogo curato e vissuto dalla comunità.

Un processo partecipato: dal laboratorio alla scelta del luogo

Il percorso è iniziato con una serie di incontri volti a favorire la conoscenza reciproca e la scoperta della città, seguiti da momenti formativi per i partecipanti. Attraverso il Rompi-pallet, descritto come un laboratorio meticcio di autocostruzione e riciclo, i giovani hanno imparato tecniche di riuso e di falegnameria di base, progettando e realizzando arredi urbani con pallet donati dalla Caritas Diocesana di Palermo. Dopo una valutazione condivisa, il gruppo ha individuato la «scalunata» come area prioritaria, motivando la scelta con la necessità di intervenire in un punto noto per criticità legate allo spaccio e al degrado.

Coinvolgimento diretto e gesto simbolico

Oltre alla costruzione di vasi e fioriere, ai partecipanti è stato chiesto di portare un fiore da piantare come segno di cura personale e collettiva. Questo atto simbolico è stato pensato per consolidare il concetto che la riqualificazione non è solo estetica ma anche relazionale: prendersi cura di un luogo significa assumersi responsabilità verso gli altri e verso la città. Il laboratorio ha favorito lo scambio tra culture diverse, rafforzando legami sociali e competenze pratiche tra i ragazzi coinvolti.

Rete di soggetti e supporto logistico

L’intervento è stato realizzato dalla Fondazione Don Calabria per il Sociale insieme a partner locali: Gambian Association, Ballarò Buskers, Moltivolti e SOS Ballarò. La cooperativa Terradamare ha messo a disposizione gli spazi dell’ex oratorio Santa Maria Maggiore durante il laboratorio, consentendo ai partecipanti di lavorare in sicurezza e con strumenti adeguati. Questa collaborazione ha dimostrato come la sinergia tra enti e associazioni possa tradursi in azioni concrete di rigenerazione urbana e inclusione sociale.

Ruolo delle istituzioni e degli operatori

Il progetto rientra nell’ambito più ampio di LgNet3 Palermo, un modello che punta a favorire l’inclusione delle persone migranti attraverso attività concrete sul territorio. Secondo Angela Errore, responsabile del progetto LgNet3 Palermo, l’intento è sviluppare un senso di appartenenza e responsabilità nei giovani ospiti delle strutture SAI del Comune, rafforzando così il legame con la città. La partecipazione di operatori e referenti ha garantito un accompagnamento educativo e organizzativo che ha supportato i ragazzi dalla progettazione alla realizzazione dell’intervento.

Risultati e significato simbolico

La trasformazione della scalunata non è solo visibile negli arredi autoprodotti e nelle piantumazioni: il punto più significativo è la creazione di un nuovo immaginario collettivo. Il nome scelto per la scalinata, «Tu si comu a mia», nato da un’idea dei ragazzi, è diventato il simbolo di un incontro autentico tra persone e culture diverse. Per Massimo Castiglia, referente del progetto per la Fondazione Don Calabria per il Sociale, l’esperienza ha rappresentato un esercizio di cittadinanza attiva, con i giovani che hanno condiviso idee, impegno e responsabilità insieme a studenti e minori stranieri non accompagnati.

Prospettive future

L’intervento apre la strada ad azioni simili in altri punti critici della città, mettendo in evidenza come piccoli gesti collettivi possano contribuire a migliorare la qualità della vita urbana. La speranza degli organizzatori è che la cura continuativa dello spazio, sostenuta dalla comunità locale e dai gruppi giovanili, mantenga lontano il degrado e favorisca nuove opportunità di partecipazione civica e impresa sociale.

In conclusione, la rinascita della «scalunata» di Ballarò testimonia come la rigenerazione urbana possa coniugare bellezza, inclusione e responsabilità. Un progetto concreto che, attraverso autocostruzione, educazione e collaborazione tra associazioni, ha restituito al quartiere un luogo curato e riconquistato dalla comunità.

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