Venerdì 23 ottobre la regione Sicilia è stata nuovamente colpita da un terremoto di magnitudo 5,5, il cui epicentro è stato individuato al largo delle Isole Eolie. L’intensità della scossa è stata avvertita lungo tutta la costa occidentale, da Messina a Palermo, con ripercussioni anche su Trapani e le isole minori di Alicudi e Filicudi. La sensazione di tremore ha spinto centinaia di cittadini a scendere in strada, mentre le autorità hanno immediatamente ordinato l’evacuazione di scuole, uffici pubblici e altri edifici sensibili.
Scossa principale e impatto sulla città
La scossa, registrata alle ore 12:19, è stata preceduta da un evento minore di magnitudo 4,8 alle 11:51 e seguita da una scossa di circa 5,0 alle 15:55. Nonostante la violenza percepita, i primi rilievi preliminari hanno escluso danni strutturali significativi a persone o edifici. Tuttavia, l’allarme è stato tale da far attivare la Protezione Civile, che ha diffuso un’allerta arancione per il rischio di tsunami, considerata la prossimità dell’epicentro al mare.
Il dissolversi dello sciame sismico
Il sisma di magnitudo 5,5 si è inserito in un più ampio sciame sismico che si sta sviluppando da diversi giorni nel tratto meridionale del Mar Tirreno. Dal 20 ottobre l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) ha registrato 69 eventi con magnitudo superiori a 2, con un picco di attività nelle ore serali di venerdì. Nella notte, oltre trenta scosse di profondità compresa tra 10 e 20 km hanno raggiunto una magnitudo massima di 3,4 alle 05:13.
Monitoraggio dell’Ingv
Gli sismografi dell’Ingv hanno mantenuto un monitoraggio costante, rilevando più di un centinaio di eventi il venerdì, molti dei quali protratti fino alle prime ore del mattino. La rete sismica nazionale ha confermato che i terremoti si concentrano lungo una faglia tettonica che si estende da Alicudi verso nord-ovest per circa 30 km, una zona notoriamente attiva da più di cinquant’anni. Le profondità dei terremoti variano da 8 a 30 km, indicando una fonte di stress sia superficiale che più profonda.
Provvedimenti del sindaco e reazioni della Protezione Civile
Il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, ha ritenuto necessario adottare misure precauzionali. In una ordinanza del 24 ottobre ha disposto la chiusura di tutte le scuole e università della città, chiedendo alla popolazione di limitare gli spostamenti non indispensabili e di astenersi dall’avventurarsi in mare. Lagalla ha sottolineato che, pur non avendo segnalato danni a persone o cose, la priorità resta la sicurezza dei cittadini e la libera circolazione dei veicoli di soccorso.
Parallelamente, la direzione dell’Ospedale Villa Sofia-Cervello ha sospeso temporaneamente le attività ambulatoriali, rimandando gli appuntamenti per garantire la tutela di pazienti, operatori e visitatori. La Protezione Civile regionale, guidata dal dirigente generale Salvo Cocina, ha emesso un ulteriore avviso sismico, invitando i comuni costieri a potenziare i presidi di monitoraggio, soprattutto durante le ore notturne, per far fronte a eventuali rischi di tsunami.
Contesto geologico e precedenti sismici
Lo studio della zona da parte di esperti dell’Università di Palermo conferma che il tratto marino compreso tra Ustica, le Eolie e Alicudi è una zona di convergenza tra la placca eurasiatica e quella africana. Questa interazione genera un elevato stress tettonico e rende la regione predisposta a frequenti eventi sismici, indipendentemente dall’attività vulcanica di Stromboli o Vulcano. Tra i terremoti più significativi registrati vi sono quello del 28 maggio 1980 (magnitudo 5,8) e quello del 2002, entrambi nella stessa area di convergenza.
Progetti di ricerca come “Caveat” e “Neptun”, coordinati rispettivamente dal professor Mimmo Palano e da Francesca Di Luccio, stanno analizzando i pattern geochimici e l’impatto della sismicità sull’ecosistema marino. Questi studi, finanziati dal Ministero dell’Università e della Ricerca, forniscono dati fondamentali per migliorare le previsioni e le strategie di mitigazione, anche se la capacità di prevedere con precisione la data, la magnitudo o la localizzazione di un futuro terremoto rimane ancora limitata.



