24 ottobre 2026 🌤 20°

Terremoto di magnitudo 5,5 al largo di Alicudi: 70 scosse in 24 ore

Scossa centrale di 5,5 e una ventina di tremori minori scuotono Palermo: il Tirreno meridionale in allerta.

Terremoto di magnitudo 5,5 al largo di Alicudi: 70 scosse in 24 ore

Venerdì 23 ottobre la Sicilia è stata scossa da un vero e proprio sciame sismico che ha avuto il suo epicentro nel Tirreno meridionale, a circa 20 km a nord-ovest dell’isola di Alicudi. La scossa principale, registrata alle 12:19, ha raggiunto una magnitudo di 5,5, percepita con forza a Palermo, Ustica, Messina e lungo tutta la costa settentrionale dell’isola. Nel giro di poche ore, oltre settanta eventi sismici di intensità minore hanno continuato a vibrare il territorio, spingendo le autorità a emettere un avviso di allerta maremoto e a intensificare i controlli lungo i litorali più esposti.

La sequenza sismica nel Tirreno meridionale

Nel solo arco di 24 ore, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha registrato 70 scosse, di cui 35 con magnitudo superiore a 2.0. Dopo la scossa di magnitudo 5,5, la più intensa delle successive è stata di 4.6, avvenuta alle 15:55. Gli specialisti indicano che la serie di eventi è parte di una sequenza sismica tipica delle zone a forte attività tettonica, dove le frane di energia si propagano lungo una faglia attiva che si estende per circa 30 chilometri da Alicudi verso nord-ovest. Questa faglia fa parte della più ampia zona tettonica Ustica-Eolie, già nota per la ricorrenza di movimenti sismici.

Cause geologiche: l’incontro tra placca africana e euroasiatica

Il Tirreno meridionale è una delle regioni più dinamiche del Mediterraneo, perché si trova all’incrocio tra la placca africana e la placca euroasiatica. La prima scivola lentamente sotto la seconda, processo noto come subduzione, che avviene a profondità che superano i 500 km. Questo movimento genera compressione, fratture e, di conseguenza, terremoti sia a profondità superficiali sia più profonde. L’area colpita è comunemente chiamata Arco Calabro, dove la subduzione è responsabile anche della formazione di catene montuose e vulcani. Tra i vulcani sottomarini più vicini all’epicentro vi è il Marte (Marsili), lungo 70 km e alto 500 metri sotto la superficie, attivo ma senza segnali di imminente eruzione.

Vulcani sottomarini e loro ruolo

Il vulcano Marsili, situato a metà strada tra Napoli e Palermo, è l’unico grande vulcano sommerso del Mediterraneo occidentale. La sua ultima eruzione risale a circa 3.000 anni fa, ma continua a emettere acque termali, segno di attività interna. Nonostante l’INGV abbia escluso per il momento un pericolo eruptivo, la vicinanza di altri sistemi vulcanici, come Eolo, Sisifo ed Enarete, fa sì che gli esperti mantengano un monitoraggio costante, poiché eventuali cambiamenti termali potrebbero influenzare la sismicità locale.

Allerte istituzionali e reazioni della popolazione

Di fronte alla persistenza del fenomeno, la Protezione Civile regionale ha lanciato un secondo avviso sismico, invitando i sindaci delle municipalità costiere ad attivare presidi di monitoraggio, anche notturni, per valutare il rischio di tsunami. Parallelamente, le forze dei Vigili del Fuoco di Palermo hanno subito il blocco del centralino, costringendo gli operatori a gestire le chiamate manualmente. Molti uffici pubblici, scuole e l’Università di Palermo hanno temporaneamente chiuso le porte, mentre i cittadini, spaventati, hanno lasciato gli edifici e si sono radunati nelle piazze, creando una scena di grande tensione ma senza segnalazioni di danni materiali o vittime.

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