Il 2 ottobre 2026 la Procura di Palermo ha richiesto misure cautelari nei confronti di Giuseppe Geremia Lombardo deputato della lista “Popolari e autonomisti” nella regione Sicilia. L’accusa principale è di corruzione coordinata per un presunto scambio tra un’assunzione presso la Samo Onlus e il sostegno a un emendamento legislativo favorevole alla stessa realtà che opera nel settore delle cure palliative.
Giuseppe Geremia Lombardo, quarantaquattrenne e nipote dell’ex governatore Raffaele Lombardo, aveva conquistato più di 14 mila preferenze alle ultime elezioni regionali, ricoprendo ruoli di rilievo all’interno dell’Assemblea regionale: vicecapogruppo degli autonomisti, presidente del collegio dei deputati questori e membro delle commissioni Verifica dei poteri, Regolamento, Bilancio e Salute. La notizia ha immediatamente indotto il parlamentare a dimettersi dalle commissioni Bilancio e Sanità, citando il rispetto per le istituzioni.
Accuse di corruzione contro il deputato regionale Giuseppe Geremia Lombardo
L’inchiesta, condotta dalla Procura di Palermo, riporta che Lombardo avrebbe utilizzato la sua posizione all’interno della commissione Sanità dell’Ars per favorire la Samo Onlus. In cambio, si sarebbe richiesto l’assunzione di Domenica Spartà consigliera comunale di Catania e persona a lui vicina. Tale scambio avrebbe rappresentato un chiaro caso di scambio di favori illecito, per il quale la magistratura ha chiesto i domiciliari al fine di evitare il rischio di fuga o di recidere ulteriori rapporti illeciti.
Il ruolo istituzionale e le preferenze elettorali
Il profilo politico di Lombardo, rafforzato dall’appoggio del candidato presidente Renato Schifani nelle elezioni regionali, ha aumentato l’interesse verso il caso. Il deputato, inserito nella lista provinciale catanese, ha guadagnato una consistente base elettorale, rendendo la vicenda ancora più sensibile per l’opinione pubblica siciliana. La sua posizione di vicecapogruppo e la partecipazione a commissioni chiave hanno amplificato le implicazioni dell’accusa di corruzione, poiché le decisioni prese avrebbero potuto incidere direttamente sui finanziamenti e sulle normative del settore sanitario.
Presunti scambi di favori con la Samo Onlus e altri imprenditori
Secondo gli atti di indagine, la Samo Onlus convenzionata con l’Asp di Palermo, è stata coadiuvata da due imprenditori del settore: Luigi Zancla presidente della stessa onlus, e Mario Lupo a capo della S.A.M.O.T. Onlus e delle società ADI s.c.a.r.l. e ADI Sicilia 2 s.c.a.r.l.. I due avrebbero sollecitato Lombardo a intervenire per ottenere l’approvazione di un emendamento legislativo favorevole alla Samo, in cambio della creazione di un posto di lavoro per Spartà. La dinamica descritta suggerisce un tipico schema di clientelismo dove il potere politico viene sfruttato per fini economici o personali.
Le figure coinvolte: Luigi Zancla, Mario Lupo e Veruska Costanzo
Oltre ai due presidenti, l’inchiesta menziona Veruska Costanzo collaboratrice di entrambe le onlus, a cui sarebbe stato chiesto un divieto di dimora come parte delle pressioni esercitate. L’ex vicepresidente della Regione, Gaetano Armao compare anch’egli nella lista dei nove indagati, indicando la possibile estensione del presunto giro di corruzione a livelli più alti dell’amministrazione regionale. La presenza di questi soggetti dimostra la complessità della rete investigata, che coinvolge non solo il mondo politico ma anche quello imprenditoriale e assistenziale.
Le conseguenze politiche e le dimissioni dalle commissioni
Di fronte alle accuse, Lombardo ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, affermando di aver appreso solo in data odierna i dettagli dell’indagine e di non aver ancora avuto modo di visionare gli atti. Ha esplicitato la propria certezza di poter chiarire a breve la posizione ribadendo di aver sempre operato con correttezza ed onestà. Tuttavia, ha ritenuto necessario “dimettersi da componente delle commissioni Bilancio e Sanità” per rispetto verso le istituzioni e per non influenzare il delicato processo di approvazione del disegno di legge sulle variazioni di bilancio.
Il provvedimento di dimissione, sebbene volontario, potrebbe avere ripercussioni sulla composizione delle commissioni e sul futuro delle trattative legislative in corso. Inoltre, la richiesta di domiciliari da parte della Procura rende evidente la gravità dell’accusa, aprendo la porta a possibili ulteriori sviluppi giudiziari, inclusa la possibilità di un processo per corruzione. L’intera vicenda resta sotto stretta osservazione da parte dell’opinione pubblica siciliana, che attende chiarimenti su come si siano intrecciati i legami tra politica, sanità e settore no profit.



