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Mancano assistenti per alunni disabili a Zungri, Carini e Pisa

Le famiglie di Zungri, Carini e Pisa lottano contro la carenza di assistenti per i loro figli disabili.

Mancano assistenti per alunni disabili a Zungri, Carini e Pisa

Il ritorno in classe di bambini con esigenze particolari è diventato un vero ostacolo per diverse famiglie calabresi e toscane. In tre comuni della provincia di Vibo Valentia, Palermo e Pisa, i genitori hanno dovuto affrontare una situazione in cui le figure assistenziali promesse dal sistema scolastico non sono ancora operative, lasciando i ragazzi senza il supporto necessario per partecipare pienamente alle attività educative.

Questa carenza non riguarda soltanto la mancanza di personale, ma anche la difficoltà di reperire le competenze specifiche richieste da patologie complesse come la tetraparesi discinetica l’atrofia cerebellare o l’uso di una Peg. Le storie di Carol, di una bambina autistica a Carini e di Christian a Pisa mostrano, in modo diverso ma complementare, le contraddizioni tra il diritto all’istruzione garantito dalla legge 104 e la realtà di una rete di assistenza debole e frammentata.

Zungri (VV): la madre costretta a entrare in classe per nutrire la figlia

Carol, 15 anni, frequenta la prima media dell’Istituto comprensivo Rombiolo-San Calogero-Cessaniti. La ragazza, affetta da tetraparesi discinetica atrofia cerebellare progressiva ed epilessia, dipende da una Peg per l’alimentazione e richiede assistenza continua per postura, igiene e gestione della sonda. I genitori hanno segnalato fin da luglio la necessità di un assistente all’autonomia e alla comunicazione ma la scuola ha potuto assegnare solo una ridotta cattedra di sostegno (da 22 a 18 ore). Il dirigente Angelo Stumpo ha spiegato che la responsabilità della assistenza specialistica ricade sul comune, il quale destina 3.200 € all’anno, un importo insufficiente per coprire un’ora di supporto quotidiano. Il sindaco Serafino Fiamingo ha aggiunto che, con un bilancio di appena tre mila euro, è impossibile garantire una presenza continua, chiedendo al livello regionale una normativa “ad hoc”.

Carini (PA): il servizio Asacom non parte dopo due settimane di scuola

A Carini, a quindici giorni dall’avvio delle lezioni, il servizio di Assistenza all’autonomia e alla comunicazione (Asacom) non è ancora operativo per le scuole primarie e medie. Il consigliere comunale Giovanni Gallina ha ribadito più volte la necessità di accelerare l’iter burocratico, sottolineando che la mancanza di questi professionisti pesa sulle famiglie di bambini con disabilità, come Lidia Lentini, madre di una bambina nello spettro autistico. L’estrema rotazione di supplenti, senza un punto di riferimento stabile, ha provocato l’interruzione frequente delle ore di lezione per la piccola, costringendo la madre a ritirarla anticipatamente. Il presidente nazionale degli Asacom, Antonio Renna, ha confermato che gli operatori potranno iniziare solo dalla settimana successiva, rimarcando che l’Asacom è una figura “non accessoria ma fondamentale” per la inclusione scolastica dei disabili.

Pisa: ragazzi con ADHD e disturbi del comportamento lasciati soli per ore

Nel capoluogo toscano, Christian, 10 anni, è inserito in una classe con un piano di 104/3 che prevede nove ore di assistente specialistico. Tuttavia, a causa della riduzione del servizio a livello provinciale, l’assistente non è stato assegnato e il bambino rimane solo dalle 12 alle 16. I genitori, Sara e Daniele, descrivono la situazione come “un vuoto” che espone Christian a crisi di rabbia non gestibili senza un adulto di supporto. La scuola, pur avendo “maestre bravissime”, non può sostituire le competenze specifiche di un assistente, soprattutto per gestire i momenti di crisi comportamentale. Il caso di Christian si aggiunge a una serie di segnalazioni di famiglie che denunciano il mancato rispetto del diritto allo studio garantito dalla legge 104.

Le richieste comuni e le risposte istituzionali

In tutti e tre i casi, le famiglie hanno avanzato un appello univoco: finanziamenti dedicati e una pianificazione chiara per il reclutamento di personale qualificato. I dirigenti scolastici hanno indicato la mancanza di risorse come ostacolo principale, mentre i comuni hanno evidenziato limiti di bilancio e la necessità di interventi regionali. La ricorrenza di questi episodi suggerisce che la problematica non è isolata, ma rappresenta una lacuna strutturale del sistema di inclusione scolastica, dove il diritto allo studio di bambini con disabilità rimane in bilico tra la normativa e la realtà operativa.

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