Nel 2026, la Sicilia celebra gli 800 anni dalla morte di san Francesco d’Assisi con una proposta scenica che unisce memoria storica e tradizione popolare. La compagnia Figli d’Arte Cuticchio guidata dal puparo Mimmo Cuticchio, ha ideato Francesco e le Crociate uno spettacolo che si propone di far rivivere, attraverso i famosi pupi siciliani il dialogo impossibile tra cristianesimo e islam durante la Quinta Crociata.
Francesco e le Crociate al Teatro dei Pupi di Palermo
Date e programmazione
Le rappresentazioni avranno luogo al Teatro dei Pupi situato in via Bara all’Olivella 95, Palermo. Le prime due serate sono programmate per sabato 3 e domenica 4 ottobre alle 18:30, seguite da repliche il sabato 10 e la domenica 11 ottobre alla stessa ora. L’ambiente intimo del teatro, con i suoi treppoli di legno e le luci soffuse, è ideale per accogliere il pubblico in un viaggio che parte dalla Sicilia per arrivare fino a Damietta in Egitto.
La messa in scena
La regia di Mimmo Cuticchio combina la sua esperienza di puparo con una sensibilità contemporanea. Il linguaggio antico dell’opera dei pupi viene così impiegato per interrogare il presente, offrendo al pubblico una lettura attuale della ricerca di pace di san Francesco. Il testo, frutto di una collaborazione con Salvo Licata è costruito come un dialogo scenico tra il santo e il Sultano Malik al-Kamil intercalato da momenti di azione militare e di intensa emotività rappresentata da spade di legno che luccicano sul palco.
Il racconto della pace nella Quinta Crociata
Il viaggio di Francesco
Nel 1219, a trentasette anni, san Francesco decide di lasciare l’Italia per recarsi in Oriente, spinto dal desiderio di fermare la violenza con la sola parola della pace. Accompagnato da pochi discepoli, attraversa il Mar Mediterraneo e approda a Damietta dove è in piena la Quinta Crociata. Lì, invece di impugnare la spada, egli si avvicina al campo musulmano senza armi, con la speranza di incontrare il sultano e avviare un dialogo.
Incontro tra fede e diplomazia
Il Sultano Malik al-Kamil già propenso a negoziare una pace onorevole, riconosce nella figura di Francesco una sincerità profonda. I due protagonisti, a distanza di più di ottocento anni, incarnano il concetto che «la guerra è vana e inutile», un messaggio che Cuticchio vuole far risuonare nei cuori di chi assiste allo spettacolo. L’incontro, narrato attraverso i pupi, diventa una testimonianza di tolleranza e di ascolto reciproco valori eterni riscoperti nella scenografia di oggi.
Mimmo Cuticchio: tradizione dei pupari e innovazione scenica
Una vita dedicata ai pupi
Il puparo, oggi settantottoenne, è figlio di una lunga dinastia che risale a più di un secolo. Ha ricevuto due lauree honoris causa dalle università di Roma Tre e di Palermo e, grazie al sostegno della Fondazione Sicilia ha trasferito nella sede di palazzo branciforte i cento e passa pupi della sua famiglia, creando un museo vivente riconosciuto dall’Unesco come patrimonio immateriale dell’umanità. La sua missione è chiara: preservare la tradizione dei pupi, ma allo stesso tempo trasformarla in teatro contemporaneo capace di parlare al pubblico giovane.
Innovazione e collaborazioni internazionali
Negli ultimi trent’anni Cuticchio ha ampliato il repertorio classico, portando sul palcoscenico figure come MacbethTosca e Manon collaborando con artisti di fama come Emma Dante e Riccardo Muti. Il suo lavoro è stato notato anche da personalità del mondo musicale; Jovanotti, durante un concerto estivo a Palermo, ha invitato la compagnia sul palco per far conoscere il ritmo dei pupi al grande pubblico. Queste esperienze hanno permesso al maestro di dimostrare che i pupi non sono solo folclore ma uno strumento educativo capace di coinvolgere scuole, università e anche istituzioni giudiziarie, come nel progetto dedicato a Paolo Borsellino.
Con Francesco e le Crociate Cuticchio ritorna alla sua missione originaria: far capire che la violenza si può sconfiggere con il dialogo. Lo spettacolo, oltre a commemorare gli 800 anni della scomparsa di san Francesco, invita il pubblico a riflettere sul presente, mostrando come la tradizione dei pupi possa ancora parlare di pace, tolleranza e confronto culturale. Un appuntamento imperdibile per chi vuole vivere la storia attraverso le mani sapienti di una delle più importanti realtà teatrali siciliane.



