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Ponte sullo Stretto, indagine della Procura di Roma e le risposte dei No Ponte

La Procura di Roma indaga su presunti tentativi di condizionare la valutazione contabile del progetto del Ponte sullo Stretto; l'ad della società e i leader dei movimenti contrari reagiscono, invocando dimissioni e la chiusura della società Stretto di Messina.

Ponte sullo Stretto, indagine della Procura di Roma e le risposte dei No Ponte

La vicenda giudiziaria intorno al progetto del Ponte sullo Stretto è tornata al centro del dibattito pubblico il 10 giugno 2026, con un fascicolo aperto dalla Procura di Roma che mette nel registro degli indagati alcune persone chiave legate all’iter dell’opera. Il caso riguarda presunti tentativi di influenzare il percorso di legittimità contabile e solleva molte domande sull’interazione tra politica, magistratura contabile e società concessionaria.

Le ricadute politiche e civili non si sono fatte attendere. Mentre l’ad della società coinvolta ha ribadito una posizione di distanza dalle contestazioni, gruppi e leader contrari al ponte hanno rilanciato critiche durissime, evocando la necessità di dissolvere la società del progetto e di chiarire responsabilità amministrative e politiche accumulate nel tempo.

Chi è iscritto nel fascicolo e le dichiarazioni dell’ad

Nel procedimento della Procura di Roma sono risultati indagati, tra gli altri, Tommaso Miele e Giacomo Saccomannooltre a figure imprenditoriali. La contestazione riguarda presunti tentativi di pilotare la valutazione della magistratura contabile su atti legati al progetto. Di fronte a questo quadro, l’amministratore delegato della società dello Stretto ha dichiarato la totale estraneità dell’ente alle accuse e ha assicurato la piena collaborazione con gli inquirenti, sottolineando di non aver avuto contatti con gli indagati rispetto agli elementi oggetto dell’inchiesta.

Il contesto procedurale recente

Il fascicolo si inserisce in una fase già complessa: dal decreto del 2026 che ha riattivato la società concessionaria, fino alla delibera Cipess del 6 agosto 2026il percorso amministrativo dell’opera ha conosciuto ripetuti stop and go. L’attenzione degli inquirenti sui passaggi che avrebbero preceduto il controllo preventivo della Corte dei Conti mette in luce nodi procedurali delicati che ora devono essere chiariti nel corso delle indagini.

Reazioni pubbliche: richieste di dimissioni e memoria dei No Ponte

Per i gruppi contrari all’opera, guidati da esponenti come Gino Sturniolo e dall’ex sindaco di Messina Renato Accorintil’inchiesta conferma preoccupazioni di lunga data sulla gestione dell’iniziativa. L’associazione No Ponte ha attaccato direttamente Pietro Ciucci: “non può uscirsene solo dicendo che la società non risulta coinvolta, si deve dimettere“, rimarcando che se “per aggirare la paralisi si tenta la corruzione, il quadro si fa fosco“.

Accorinti, tra i leader storici del movimento contro il ponte, ha espresso prudenza giudiziaria sul piano delle responsabilità penali, ma ha insistito sul fatto politico: l’opera è stata definita sovradimensionata e poco utile per la mobilità reale tra Sicilia e Calabria. Ricordando gesti simbolici del passato, Accorinti ha aggiunto che “questo è il tradimento della politica” e ha chiesto che si proceda a “liquidando finalmente la società dello Stretto” per consentire altre soluzioni infrastrutturali per i cittadini.

Gino Sturniolo ha rimarcato il sospetto che il progetto sia stato usato come «un grande meccanismo per sperperare risorse pubbliche», citando anche le osservazioni della Corte dei Conti sul recupero di contratti e società preesistenti e sull’anacronismo dell’impostazione originaria. Secondo Sturniolo, la società sarebbe dovuta essere liquidata già dal 2013ma decisioni politiche hanno rimandato quella soluzione fino a quando, “tre anni fa”, Matteo Salvini e Giorgia Meloni hanno rilanciato il progetto e la società, richiamando la fase di recupero avviata con il decreto del 2026.

Al centro del dibattito resta anche il valore economico spesso richiamato nelle polemiche: il progetto è stato associato a cifre molto rilevanti, con la cifra di 13 miliardi tra i numeri discussi nel confronto pubblico e politico.

Lo sviluppo dell’inchiesta e l’esito degli accertamenti giudiziari saranno determinanti per stabilire eventuali responsabilità personali e amministrative. Nel frattempo, la vicenda mantiene alta la tensione tra chi invoca chiarezza e trasparenza e chi difende la ripresa del progetto come scelta politica strategica.

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