Nel tessuto storico della Sicilia, poche figure hanno saputo intrecciare fede, professione e politica con la coerenza di Giuseppe Giardina. Nato a Cefalù il 24 aprile 1899, il medico e politico ha guidato la sua città con la stessa dedizione che caratterizzò il “sindaco santo” di Firenze, Giorgio La Pira. Oggi la sua memoria è al centro di una proposta di beatificazione, un percorso che richiama l’interesse sia religioso che civile.
Giardina proviene da una famiglia modesta: suo padre, emigrato negli Stati Uniti, morì a New Orleans il 21 febbraio 1904, lasciando la madre a gestire l’azienda familiare e a garantire l’istruzione ai figli. La povertà non ha impedito né a Giardina né a La Pira di nutrire aspirazioni elevate; entrambi crescono in ambienti dove il lavoro onesto è l’unica via per il futuro.
Da studente di seminario a medico di guerra
Finita la scuola elementare, il giovane Giardina entra nel Seminario vescovile di Cefalù, dove incontra monsignor Giuseppe Misuraca, abate della Cattedrale. Grazie al supporto del vescovo Sansoni, passa poi al Seminario Pontificio Maggiore di Roma. La Prima guerra mondiale interrompe bruscamente il percorso ecclesiastico: convocato alle armi, si distingue e, al termine del conflitto, decide di abbandonare la vocatione sacra per dedicarsi alla medicina, laureandosi a Palermo nel 1927.
Quella stessa decisione di rinuncia al sacerdozio lo avvicina al modello di fede vissuta come impegno concreto. Nel frattempo, La Pira, a ventuno anni, si fa terziario domenicano con il nome di Fra Raimondo, dimostrando che la vocazione può manifestarsi anche fuori dal celibato.
L’impegno civico e le opere per la comunità
Nel 1927 Giardina sposa Malvina Milmann e avvia la sua carriera medica. Diventato primario dell’ospedale Giglio, si distingue per le visite gratuite ai pazienti più indifesi; anzi, una lapide commemorativa lo definisce “uomo di spirito evangelico, che ha camminato al fianco dei sofferenti”. La sua attività civica si estende anche all’ambito politico: nel 1946, alla nascita della Repubblica, guida la lista della Democrazia Cristiana e viene eletto sindaco di Cefalù.
Durante il suo mandato, Giardina promuove infrastrutture fondamentali: il lungomare che porta il suo nome, la costruzione del porto, l’acquisto del terreno per lo stadio Santa Barbara. Anticipa i fondi necessari, spesso pagando di tasca propria, per superare la lentezza burocratica. Inoltre, sostiene l’avvio del Istituto Artigianelli, volto a insegnare mestieri ai giovani, e favorisce lo sviluppo turistico con il Village Magique e il Club Méditerranée.
Verso una possibile causa di beatificazione
Il percorso verso la beatificazione di Giardina segue le stesse tappe di quella di La Pira: la comunità locale deve riconoscere una fama di santità, raccogliere testimonianze e affidare la richiesta al vescovo della diocesi. Oggi, la memoria dei suoi concittadini è minacciata dal tempo: i testimoni diretti hanno più di ottant’anni, mentre i bambini di allora hanno più di sessantacinque. Ogni ricordo perduto rappresenta un vuoto nella documentazione necessaria.
Procedura e testimonianze necessarie
Per avviare ufficialmente l’inchiesta, è indispensabile raccogliere dichiarazioni scritte da chi lo ha conosciuto, foto di famiglia, lettere, ricordi di visite a domicilio o di gesti di carità. La testimonianza diretta è il fondamento della causa, perché dimostra che Giardina ha vissuto le virtù teologali di fede, speranza e carità in modo eroico. La campagna di raccolta è ora avviata da Cefalunews, che invita chiunque abbia un aneddoto, una foto o una documentazione a contribuire.
Se la causa verrà accettata, Giardina si aggiungerà al ristretto gruppo di personalità laiche la cui vita è stata giudicata esemplare dalla Chiesa, affiancando così il «sindaco santo» di Firenze. La storia di questi due uomini, nati a pochi anni di distanza, dimostra come la politica possa diventare servizio e carità concrete, offrendoci un modello attuale per il futuro.



